
Il panorama tecnico del web è cambiato sensibilmente negli ultimi due anni. Tra la sostituzione di una metrica Google con un’altra, l’emergere dei riferimenti all’accessibilità e l’irruzione dell’IA generativa nei risultati di ricerca, i parametri utilizzati per valutare un sito web non sono più del tutto gli stessi di prima. Questo articolo esamina i parametri tecnici ed editoriali che influenzano realmente le performance di un sito web nel 2024.
Interaction to Next Paint: la metrica che sostituisce il primo clic
Dal 12 marzo 2024, Google ha sostituito il First Input Delay (FID) con l’Interaction to Next Paint (INP) nei suoi Core Web Vitals. La differenza è strutturale: il FID misurava solo la latenza della prima interazione di un visitatore, mentre l’INP valuta la reattività di ogni interazione durante l’intera sessione.
Un punteggio INP è considerato buono quando rimane inferiore o uguale a 200 ms. Oltre, Google considera che il sito penalizzi l’esperienza utente. Strumenti come PageSpeed Insights sono stati aggiornati per riflettere questo cambiamento.
In pratica, un sito può aver ottenuto un buon punteggio FID per anni e trovarsi penalizzato dall’INP senza aver modificato una sola riga di codice. Gli script JavaScript pesanti, i gestori di eventi mal ottimizzati e i rendering DOM costosi sono i principali responsabili di un INP degradato. Per approfondire questi aspetti tecnici, le risorse di Zone Webmaster dettagliano le caratteristiche da monitorare su un sito web performante.
Disparità di performance web tra desktop e mobile
I dati recenti sull’ecosistema WordPress illustrano una tendenza che le guide generali menzionano raramente. Su desktop, la grande maggioranza dei siti WordPress supera ora la soglia “buona” in INP. Su mobile, la situazione rimane nettamente più contrastata.

Questa disparità è spiegata da diversi fattori combinati: potenza di calcolo ridotta dei terminali mobili, connessioni di rete instabili e peso degli script di terze parti (analytics, consenso cookie, widget). Un sito che mostra un INP di 120 ms su un laptop può facilmente superare i 350 ms su uno smartphone di fascia bassa.
Il riflesso abituale consiste nel testare il proprio sito sul proprio telefono, spesso recente. I feedback sul campo divergono su questo punto: un test su un dispositivo di alta gamma non riflette l’esperienza reale della maggior parte dei visitatori. I dati del Chrome UX Report, che aggregano le misurazioni di utenti reali, rimangono un indicatore più affidabile rispetto a un test in laboratorio.
Accessibilità web e riferimento WCAG 2.2
Le WCAG 2.2, pubblicate nell’ottobre 2023, sono diventate il nuovo riferimento in materia di accessibilità web. Rispetto alla versione precedente, aggiungono criteri che mirano specificamente agli utenti con mobilità ridotta, alle persone con disturbi cognitivi e a coloro che navigano senza mouse.
Molti paesi stanno progressivamente rafforzando i loro obblighi legali attorno a queste norme. In Europa, la direttiva sull’accessibilità dei prodotti e dei servizi entrerà in vigore a giugno 2025, riguardando direttamente i siti di commercio online e i servizi digitali.
I punti più frequentemente trascurati su un sito web rimangono spesso gli stessi:
- I contrasti di colore insufficienti tra testo e sfondo, che strumenti come Contrast Checker consentono di verificare in pochi secondi
- L’assenza di focus visibile sugli elementi interattivi, che impedisce la navigazione da tastiera
- I moduli senza etichette esplicite, rendendo l’inserimento impossibile per i lettori di schermo
- Le animazioni non disattivabili, problematiche per gli utenti sensibili ai movimenti
L’accessibilità non è più un criterio opzionale, ma un parametro giuridico e tecnico che influisce anche sul posizionamento SEO, Google valorizzando i siti conformi alle buone pratiche di usabilità.
IA generativa nei risultati Google: cosa cambia per i contenuti
Le AI Overviews di Google, questi riassunti generati da intelligenza artificiale visualizzati in cima ai risultati di ricerca, cambiano le regole del gioco per gli editori di siti. Secondo le analisi disponibili, le pagine che si ritrovano citate in questi riquadri non sono sempre quelle che occupano la prima posizione organica.

Google sembra privilegiare i contenuti che rispondono in modo strutturato e fattuale a richieste specifiche. I dati strutturati (schema.org), le tabelle comparative e i paragrafi brevi formulati come risposte dirette aumentano le possibilità di apparire in questi riquadri.
D’altra parte, i dati disponibili non consentono di concludere con certezza sull’impatto delle AI Overviews sul tasso di clic. Alcuni studi suggeriscono una diminuzione del traffico organico per le richieste informative semplici, mentre le richieste transazionali o molto specializzate sembrano meno colpite.
Per un sito web nel 2024, ciò implica ripensare la struttura editoriale:
- Privilegiare i contenuti ad alto valore aggiunto che l’IA non può riassumere in tre righe
- Strutturare le pagine con etichette semantiche chiare (H2, H3, elenchi, tabelle)
- Lavorare sulle richieste a coda lunga, meno esposte ai riassunti automatici
Consenso cookie e conformità RGPD: un fattore di performance sottovalutato
Le bande di consenso ai cookie sono diventate onnipresenti. Il loro impatto sulle performance tecniche dei siti web è raramente misurato. Un banner di consenso mal implementato può aggiungere diverse centinaia di millisecondi al tempo di caricamento e degradare direttamente il punteggio INP.
Le buone pratiche evolvono verso banner più leggeri, caricati in modo asincrono, e approcci detti “cookieless” per il monitoraggio analytics. Un sito conforme al RGPD e tecnicamente ottimizzato non sono due obiettivi contraddittori, ma la loro conciliazione richiede un lavoro di integrazione accurato.
Il successo di un sito web nel 2024 non si basa su un elenco di buone pratiche statico. I criteri tecnici di Google evolvono (INP sostituisce FID), i quadri normativi si inaspriscono (WCAG 2.2, direttiva europea sull’accessibilità) e l’IA generativa ridistribuisce la visibilità nei risultati di ricerca. L’unica costante rimane la necessità di misurare, con dati reali, ciò che funziona sul proprio sito piuttosto che affidarsi a raccomandazioni generiche.